marcoQuando apri il cassetto della bicicletta e non prendi quello che c’è, ma scegli quello che la giornata suggerisce, nei colori, nei sapori e negli umori.
Quando, scelto la maglia e indossato la tuta, maglia e tuta sembrano di una misura inferiore, e il primo pensiero è quello giusto, e il secondo – sarà stato un lavaggio troppo energico – è una bella scusa.
Quando sali sulla bicicletta e la bici sembra diversa, insomma simile ma non uguale, uguale ma non la stessa, insomma una riproduzione, un falso, un clone, insomma c’è qualcosa che non va. Quando ti accorgi di avere dimenticato a casa la pompa tascabile e la seconda camera d’aria di scorta.
Quando, tornato a casa e uscito per la seconda volta, ti accorgi di avere dimenticato a casa anche il casco.
Quando cominci a pedalare e la pedalata è quadrata, i tubolari sembrano troppo sottili, il cambio suona troppo duro, e non ricordi più se il freno anteriore sta a sinistra o a destra del manubrio.
Quando ti volti indietro, una, due, addirittura tre volte, per controllare che nessuno si sia attaccato alla tua sella, ed effettivamente dietro non c’è nessuno.
Quando vedi che ti superano tutti, ma proprio tutti, anche quelli che così – a occhio – non vanno avanti neanche a spinta.
Quando senti di avere il fiatone. E non sei neanche in salita.

Quando però finalmente cominci a respirare, quando però finalmente cominci a canticchiare o almeno a fischiettare, quando però finalmente cominci a pedalare anche con le parole e con i pensieri e con la memoria e con i sogni, quando però finalmente cominci a intravvedere il giallo delle mimose e il verde dell’erba, quando però finalmente cominci a riconoscere il profilo se non delle montagne almeno quello dei campanili, quando però finalmente cominci a sorridere senza un’apparente giustificazione, allora vuole dire che c’è profumo di primavera, e che ricomincia un’altra stagione, ed è anche quella della bicicletta.

Marco Pastonesi
viva la Fuga!

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