Milano Campiglia Classic

Passaggio in Val d’Aveto

Esco di casa. E’ buio. Ho preparato tutto, ho messo in ordine la bici e ho fatto e rifatto lo zainetto in coccodrillo-moplen. Chiudo il cancello e mi avvio.
L’occhio mi cade sul vuoto assoluto del portaborraccia: ‘borraccia asciutta la vedo brutta‘ (e infatti avevo preparato una serie indeterminata di borracce che,  ovviamente, ho dimenticato). Dopo tre metri ho già sete. Treno sino a Voghera con atmosfera goliardica.
Voghera – Varzi in mezzo a una campagna sorprendente. Percorso vallonato (il concetto di vallonato è elastico e si estende dalle depressioni delle risaie allo Stelvio).
Viviamo, in effetti, in un mondo molto vallonato. A Varzi breve sosta di tre ore per forature in serie. Si attacca il Brallo. Passare vicino ad Elena è molto pericoloso: non ha due braccia, ha due tentacoli. Gnac, si aggancia a bruciapelo, in salita. Fortunatamente Giola aveva con sé il machete. In cima al Brallo piccola sosta tecnica di sette ore.
Non si sa come passare il tempo. Matteo si fa portare uno spuntino (panino bresaola, rucola e grana lungo un metro) che calamita lo sguardo dei più.
E’ quasi mezzogiorno. Un santo dice ‘potremmo anticipare il pranzo’. Ne nasce una breve discussione che si chiude con voto unanime: ci si sacrificherà sullo spaghetto. E da bere? ‘Acqua’, ‘sì sì acqua’, ‘acqua anche per me’. Qualche virtuoso pensa a un thè bollente.
Un santo dice: ‘mi farei una birretta’. Dando prova di granitica saldezza morale, beviamo una trentina di birre (ma solo per non imbarazzare quello che per primo l’aveva ordinata). Discesa su Marsaglia. La bici di Anna ha qualche problema. Nonostante l’intervento congiunto di ben quattro cicloriparatori esperti che si chiamano i ferri come in sala operatoria (‘brugola’, ‘brugola’, ‘brugola’) e che cambiano la camera d’aria nel tempo record di due ore e un quarto, Anna buca a mitraglia, circa cinque metri dopo la ripartenza. I meccanici (M. Giola, capo, Chimenti, vice, io, ferrista e un quarto che, di volta in volta, cambia) si consultano in una riunione tecnica di altissimo livello che analizza i profili multifattoriali della questione. Quando sta per farsi largo una ardita tesi scientifica (‘è solo sfiga’) l’occhio acuto del Giola coglie alcune singolarità nel copertoncino e tutti concordiamo che il copertoncino in pizzo traforato del pleistocene di Anna è sì molto elegante ma potrebbe (potrebbe) essere una concausa nella esplosione in serie di camere d’aria nuove.
Certo, c’è chi è mooolto previdente ed ha casualmente con sé un prezioso copertoncino di ricambio in pelle di caribù. Val d’Aveto. Spetaclo!
Si costeggia il torrente sorvolando pozze d’acqua limpida. Fa un caldo boia ma, purtroppo, non c’è proprio tempo per il bagno, siamo in ritardo. La nostra determinazione, la nostra forza di volontà sono ferree, si andrà avanti pedalando, costi quel che costi. E niente bagno.
In effetti è stato un bagno bellissimo, in una pozza smeraldina che Mirio, vedendo una foglia portata dalla corrente, definisce ‘melmosa’ (per questa affermazione è stato finito a pietrate in loco). Purtroppo il destino cinico e baro ci mette nuovamente a dura prova.
Facciamo tre chilometri e raggiungiamo gli altri che, loro sì mirabile esempio di coerente santità ciclistica, stanno facendo il bagno in una pozza altrettanto (direi altrettanto meno meno) bella. Se non c’era tempo per un bagno, figuriamoci per due. Granitici. Enrico Toti era un debole al confronto: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo! Anche questo bagnetto non è stato male, acqua più profonda e fredda. Si risale in sella ed è puro spetaclo. A parte Elena, Claudio, Maurizio, Aldo, Anna, Mirio, Mr. the President, Periti, Alessandro, Leonardo, Ottaviano, Paolo (io) e qualcun altro, si viaggia in rigoroso silenzio e non si sente volare una mosca perchè il paesaggio è maestoso e invita al raccoglimento.
Arrivo a Rezoaglio. La maggior parte sale direttamente al lago delle Lame. Ma non si può pedalare sempre! Con Maurizio e Sandro mi concedo una piccola sosta (in fin dei conti è la prima della giornata, il tempo di un gelatino, un chilo d’uva, sedici litri d’acqua minerale e quattro chiacchiere, io comunque non volevo, mi hanno costretto). Debbo dire che Mr. the President ci ha riservato un finale col botto: il primo chilometro dopo il bivio per il lago delle Lame è, sostanzialmente, l’Annapurna. Non si fa così, però: siamo stanchi, praticamente digiuni, laceri per la pedalata ciclopica e frastornati dal traffico. Fortunatamente, in albergo, ci possiamo rinfrescare con birretta e patatine dopo i primi 110 km.

Debbo inserire una variabile personale. Barbara è una donna eccezionale, solo ha una visione dadaista della geografia ed infatti per raggiungere il lago delle Lame da Voghera è partita da Bedonia, provincia di Parma, scegliendo un percorso di sola salita (è l’unico essere al mondo che, partendo da 1.400 metri per arrivare a livello del mare, sceglie un itinerario in salita). Ma cerca il vallonato, dico io! Se no, poi, mi arrivi a ora di cena.
Oltre a Barbara, al gruppo si è unita Lucrezia, che è salita da sola pedalando un mietitrebbia da Marsaglia.

Cena frugale, da atleti: nessuno ha preso l’antipasto e nessuno ha bevuto vino bianco. Solo due primi, salsiccia con patate, focaccia al formaggio e gelato con frutti di bosco con un po’ di rosso che fa bene al cuore. Null’altro. Ma non siamo passerottini, santiddio!
Si va a dormire sotto i morsi della fame sognando la colazione e sveglia alle 6 e un quarto.
Qui si inserisce l’unica variabile triste di queste giornate in sé meravigliose.
Segnalo (perchè la memoria preservi il senso dell’orrore):
1.    le zuccheriere a forma di ranocchio e, soprattutto,
2.    il pupazzetto a molla portarifiuti (rielaborazione casereccia di un portavaso).
Non aggiungo altro. Ognuno porti con sé lo sgomento del ricordo. Foto di gruppo e passo della Forcella, foto di gruppo 2 e discesona mitica su Lavagna via Borzonasca, poi Aurelia fino a Sestri e sosta ristoro. Passo del Bracco.
Il Bracco è rognosetto il primo agosto, ma si lascia pedalare anche se riserva la tipica sorpresa dei passi carogna (cartello ‘Bracco’ ingannatore a due km dallo scollinamento). In cima, seduti a rifocillarci con panino di gomma e mortadella, si svela il mistero dell’incedere di Periti meno agile del solito: si tratta di una nuova attività imprenditoriale che gli auguriamo possa avere successo. Contrabbando di incudini.
La bici del Periti, sollevata da otto di noi, pesa all’incirca 160 kg (dieci di bici e 75 kg ciascun incudine posto ai lati). Deve essere, in alternativa al contrabbando, una nuova strategia di allenamento importata dal monastero di Trappe. In effetti in discesa fila come un demonio.
Siparietto grottesco: Mr. the President scatta come una molla e sorpassa tutti. Poiché nessuno di noi è competitivo, parte un gioco di violenti lanci e rilanci. Mr. the President ci sorpassa di nuovo a tutta birra, cercando di guadagnare metri.
Di nuovo tutti dietro. La media si impenna e si va avanti così per un po’. ‘Volevo solo fare una foto’, si lamenta il Tagliacarne. Ah, allora, basta dirlo e ci si acquieta.
A Levanto c’è chi prende il treno per Riomaggiore poiché è tardi e non è possibile fare il Saviore ed arrivare in tempo all’appuntamento con le barche.
Inoltre è la una e fa un caldo pazzesco. Mr. the President rappresenta la situazione: un’ora a salire, un’ora di strada panoramica, un’ora a scendere.
Non ce la si può fare. Quindi si rinuncia. Peccato, ma è deciso. Granitici.
Iniziamo a salire verso il Saviore in cinque/sei (Alessandro, Ottaviano, i due Giola, Aldo, Francesco ed io).
Poi Mirio con bici-trattore, Periti con incudini, Mr. The President, Sandro, ecc.. Fa un bel freschino, sui 45°.
Arriviamo in cima e vediamo la madonna in senso letterale (il santuario è prima), niente acqua, qualcuno cerca di dissetarsi leccando la catena.
Ma ne valeva la pena. Spetaclo! Riomaggiore sembra vicina ma, non a caso, per arrivarci c’è un tratto vallonato prima della discesa ripida.
Si arriva miracolosamente puntuali. Gelato, bici su barca, barca, bagno spaziale con esibizione di nuoto sincronizzato, di nuovo barca e attracco a Porto Venere con vestizione a rischio atti osceni in luogo pubblico e focaccina ‘leggera’ acciughe e capperi. Si riparte per l’ultimo strappo, in vista della cronoscalata. Poiché nessuno di noi è competitivo, Alessandro ed io partiamo come saette e facciamo una decina di km a tutta.
La partenza naturalmente è dopo e ci arriviamo senza fiato. Tutti gli altri (che sapevano, oh se sapevano) arrivano tomi tomi in pieno relax.
Giola (maledetto) ghigna.

Allora: 51 anni è un’età difficile, si entra in quella fase dell’adolescenza in cui si tende all’affermazione del sé e si sperimenta il rapporto col mondo, tipo alce giovane. Questa è la ragione per cui avevo elaborato una tattica luciferina per piazzarmi in modo decente.
Partire adagio, stare nel gruppo, lenta selezione, mantenere la ruota dei migliori e scattare verso la fine. Una volpe, un falco a due ruote, una faina sibilante. Tanto più che Periti aveva gli incudini e Maurizio lo avevo ignobilmente sistemato con una focaccia allo stracchino che avrebbe steso un bue.
Tattica attendista. Granitico. Come direbbe Claudio: ‘tac’. Perchè, dunque, sono partito come una lepre tarantolata dopo un solo metro?
Per la banale ragione che ‘il mandante di tutte le cazzate che faccio’ sono io. A questo punto (cioè a 5.999 metri dall’arrivo) ho un sussulto di dignità e proseguo, supero Mirio (che non aveva smesso di pedalare, Mirio smette di pedalare un momento sotto la doccia quando si mette la mantellina), supero anche Mario col (mitico) figlio Matteo e tutto sembra andare benino a parte un curioso fischio alle orecchie.
Mi volto. Nessuno. Uhau. Perchè, allora, quando cambio sento un altro che cambia con me? Alessandro mi supera ai tre km. Però non vale: lui ha 4 polpacci e io ne ho due. Già sul Saviore avevo notato che aveva 4 polpacci, ma purtroppo non ero abbastanza in confidenza per offrirgli la focaccia allo stracchino.

Serata stratosferica a casa di Monica e Mario. Uno spetaclo di cibo, vino, vista, ambiente e ospitalità. Mr. the President fa anche un bel discorso, anzi due. Ammettiamolo: abbiamo vissuto momenti di felicità perfetta. Prossima Milano-Campiglia?
Partenza 1 gennaio, arrivo 31 dicembre, passando per Vancouver.

Paolo DS (cantore di imprese ciclistiche turbolente)


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