Il Ghisallo, nonostante l’infinita e indiscussa gloria ciclistica, non è propriamente una salita alpina. A voler essere puntigliosi e pignoli va ben detto che “quei monti sorgenti da l’acque ed elevati al cielo” (A.Manzoni/Addio ai monti/I promessi sposi), non sono Alpi, ma Prealpi.

Il Ghisallo è il Ghisallo. Ricco di meritata gloria ciclistica.

Continuando però a fargli le pulci, perché maschile? non è dato saperlo. E’ una salita, una chiesetta dedicata alla Madonna, una meta classica per i ciclisti di tutto il mondo. E allora perché maschile? forse vuole fare il verso allo Stelvio, che è maschio in quanto Passo.  Ghisallo è una colma, solitamente in coppia, ciclisticamente parlando, con quella di Sormano. Ma più bassa.

Il Ghisallo non è nemmeno il punto più alto del triangolo lariano, piccola porzione di Lombardia racchiusa tra i due rami del lago di Como. Quell’estrema punta nord, della Brianza, conosciuta anche come penisola lambrona, perché da qui, in località Piano Rancio, sgorga il fiume Lambro che raggiunge il Po a Lambrinia (PV), con un percorso di 130km

Il Ghisallo è il Ghisallo. Senza se e senza ma, è una salita iconica. Nulla da dire. In zona ce ne sono, però, molte altre, altrettanto impegnative e con viste mozzafiato sul lago e i monti circostanti. Bisbino, Morterone, Passo del Boffalora, ma anche i tornanti che da Varenna salgono lungo l’orrido di Bellano verso la Valsassina. Tutte con meno fama del blasonato Ghisallo, ma con uguale, se non maggiore, impegno di gambe.

Noi Turbolenti vogliamo sfruttare tutta la fama del Ghisallo per proporvi alcune altre salite della zona. Tutte con viste spettacolari sul lago di Como, sui 4000 innevati del gruppo del Bernina, nel cuore delle Alpi, sulle due Grigne e sul Resegone, o verso la pianura. Nelle giornate più terse si vede la Madonnina che svetta tra le guglie del Duomo di Milano, insieme al nuovo e recente skyline della città. Più a sud, aguzzando la vista e con l’aiuto di un buon vento spazzino,  si scorge il profilo degli Appennini.

Il Ghisallo è il Ghisallo. Perché qui, come sul Gavia, o sullo Stelvio si sono giocati i destini di molti Giri, sia d’Italia che di Lombardia. Non è dalla lunghezza che si giudica una salita. Come un giocatore non lo si giudica dai calci di rigore, “un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” (De Gregori – La leva calcistica della classe ’68). Una salita la giudichi dal paesaggio, dalla tecnicità e dalla fantasia. Quella fantasia ciclistica, che i campioni di tutti i tempi, ci hanno messo per interpretarla, affrontarla, batterla, con le sue asperità, curve, giochi di sole e ombra, scatti, allunghi, Oltre a trucchetti e dispetti degli avversari.

Non descriveremo, metro per metro, la salita. Il nostro racconto vuole incuriosire, intrigare, suscitare sensazioni e  interesse per le molte possibilità ciclistiche attorno al lago di Como e alla sua salita più famosa.

Ghisallo, chi sarà costui? Dice la leggenda che nel luogo in cui sorge oggi la chiesetta, negli anni bui del Medio Evo italiano, un tal Ghisallo venisse assalito dai briganti. In quel frangente fece voto alla Madonna con la promessa di costruire una chiesa in suo onore, se fosse riuscito a sopravvivere ai suoi assalitori. Di fatto oggi, in comune di Magreglio, a 774m sopra il livello del mare, si trova il “santuario mondiale” dei ciclisti, la Madonna del Ghisallo. La salita del Ghisallo, dal versante nord, o di Bellagio,  viene regolarmente affrontate dal Giro di Lombardia. E’ stata inserita più e più volte nel Giro d’Italia. Questo è il motivo per cui la salita e la chiesetta, che ne definisce la colma, è così venerata dai ciclisti. Nel 1949, su sollecitazione di don Ermelindo, parroco di Magreglio, papa Pio XII la proclamò patrona di tutti i ciclisti del mondo.

La salita del Ghisallo, distanza totale 8 chilometri (il punto di partenza classico è il lavatoio di Bellagio), va affrontata con il giusto spirito, non con prepotenza, ma con buone gambe e fiato. E’ divisa in due parti. La prima di 3 chilometri e un “pezzettino”, decisamente impegnativa, con lunghi tratti all’11% e alcuni strappi tra il 13 e il 15%. La seconda di 2 chilometri meno un pezzettino, meno impegnativa, con pendenza media  all’8% e alcuni strappi all’11%. In mezzo quasi 3 chilometri per riprendere fiato tra gli strappi dei Mulini del Perlo e prima dell’attacco ai 6 tornanti conclusivi.

La tecnica conta, ma sul Ghisallo conta soprattutto il cuore e l’anima ciclo-romantica di ognuno di noi. Il cuore governa il ritmo della pedalata e il giusto ritmo deve consentirci pensieri positivi. Aiutati anche dal paesaggio che ci circonda. Il cuore è, in questo caso, la “liaison” tra la terra e il cielo. Tra il blu scuro del lago visto dall’alto e l’azzurro più alto del cielo, dietro le Grigne. Tra la quota del lavatoio (260 mslm) e quella della chiesetta (770 mslm), ci sarà il cuore a sostenere la vostra forza di volontà e la fatica. Inversamente proporzionale alla vostra preparazione atletica. Ma questo vale sicuramente per tutte le altre salite della zona.

Al Ghisallo si sale da due versanti: quello sud, o di Canzo e quello nord, o di Bellagio. Il secondo è il più impegnativo. Quello “ufficialmente” riconosciuto. La vera salita inizia dal lavatoio di Bellagio. Dove si arriva da entrambi i rami del lago. Il percorso classico è quello che dal “tornantone” dopo Canzo, percorrendo la Valbrona con facile scollinamento, scende alla quota del lago ad Onno. Da qui la strada prosegue con scorci incantevoli lungo “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno” di manzoniana definizione. La strada inizia a staccarsi dal lago per salire verso Limonta e quindi al lavatoio. Da qui inizia il tratto più duro. A metà salita, la strada spiana e si può optare per la variante del Super Ghisallo: a Guello si sfila sulla sinistra della piccola chiesa, lasciando la strada principale per salire verso Pra Filippo e Piano Rancio. Si scollina a quota 960 mslm, scendendo poi alla Madonna del Ghisallo.

Volendo percorrere invece il ramo comasco del lago (in genere più trafficato), si può partire da Como città, come da Erba o da Canzo-Asso (stazione ferroviaria). In questo secondo caso si affronta la Colma di Sormano e volendo anche il famigerato e terribile muro con pendenze tra l’11 e il 24%.

I più allenati in genere affrontano La Colma di Sormano, quindi la discesa verso Nesso e il lungolago fino al lavatoio di Bellagio. Il Ghisallo in questo caso, è la seconda salita di giornata.

Lasciamo il Ghisallo e spostiamoci ora sulla sponda occidentale. Da Cernobbio parte la meravigliosa salita al monte Bisbino. Quasi sedici chilometri con 1.100 metri scarsi di dislivello e una pendenza media del 7%, lungo una stradina zitta e dimenticata. Arrivando ad un magico punto panoramico tra Svizzera italiana e Lombardia. Siamo di fronte al promontorio di Bellagio che separa i due rami del lago.

Poco più a nord, lungo la stessa sponda, da Argegno si sale verso San Fedele Intelvi. In prossimità dell’abitato si prende sulla destra la strada per Castiglione d’Intelvi e Blessagno, quindi Pigra. Si lascia l’abitato sulla nostra destra, proseguendo lungo la piccola strada di montagna che porta al rifugio Boffalora. Da qui si può proseguire verso il rifugio Venini alla scoperta della Linea Cadorna. La linea difensiva voluta dopo l’unità d’Italia per difendere, da eventuali attacchi da nord, le nascenti industrie della pianura tra Torino e Brescia.

Per chi non ha timore di affrontare lo sterrato, c’è la possibilità di creare un anello restando in quota fino all’alpe di Ponna per poi scendere all’abitato di Ponna e da qui con passaggio da Laino, tornare a San Fedele. Per tutti gli altri il rientro è lungo la stessa strada percorsa all’andata. Ma in bicicletta, si sa, il ritorno non è mai uguale all’andata.

Dal ramo di Como ci spostiamo a quello di Lecco. Dal lungolago cittadino si sale a Ballabio in Valsassina. La prima parte delle salita è in città, quindi non priva di traffico. La situazione migliora fuori città, ma il vero incanto inizia quando la strada spiana, una volta giunti a Ballabio. Da qui, sulla destra, parte la minuscola strada che sale alla Forcella di Olino e quindi all’abitato di Morterone. Un vero incanto di salita, ancora con paracarri in granito e quasi priva di guard-rail. Una gran bella vista sui laghi sottostanti e sulla pianura fino agli Appennini. Superata la forcella, la strada scende all’abitato di Morterone e finisce, sotto le pendici del Resegone. La discesa lungo la stessa strada percorsa in salita, è oltremodo piacevole.

Dulcis in fundo le salite da Varenna. Seguendo in salita le gole dell’orrido di Bellano in direzione Taceno.
Si può però proseguire lungo il lago fino a Dervio per salire in Valvarrone verso Premana, portandosi poi a Taceno per scendere a Bellano, o restare in quota fino a Esino e da qui scendere a Varenna. Le possibilità, come vedete, non mancano.

Varenna è di fronte a Bellagio, sulla punta del triangolo che forma i due rami del lago, e a Menaggio, sulla sponda orientale. Le località sono perfettamente collegate dai battelli della navigazione del lago di Como. Fare base a Bellagio o ancor meglio in località Pescallo (Hotel Belvedere – belvederebellagio.com), può essere una ottima scelta per il vostro ciclovagare in cerca di salite, attorno al lago, per questa vostra “ComoLake cycling experience”. Pedalare per credere.

Qui finisce la nostra narrazione. Non certo le possibilità di salite in zona lago di Como. Dove ogni piccola valle laterale riserva splendide sorprese. Chiudiamo con altre semplici citazioni: da Lanzo d’Intelvi la Vetta Sighignola, o Balcone d’Italia, un nome una promessa. O ancora da Menaggio, di fronte a Varenna, verso il Monte Tabor e il Bregagno, in direzione di Porlezza, si sale dalla Val Cavargna al rifugio San Lucio. Dedicheremo altro tempo e pagine a queste salite che aspettano voi per essere pedalate. Carpe diem, noctem quoque.

ph.FrancoChimenti
(Paolo Tagliacarne per Cyclist Italia 2018)


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