Crete senesi

Nelle crete senesi

Non è facile raccontare in poche righe 780 km di Italia, percorsi in bicicletta da Milano a Roma. E’ una sfida più impegnativa, del percorrerli, tutti, uno dietro l’altro, uno più bello dell’altro, con altri 22 che come me hanno accettato la sfida della Carovana Ciclistica 2011 del Touring (rievocazione di quella del 1895, per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia).
Ci provo con un racconto di pianura e di Appennini, agile e discreto, come la bicicletta, un prodigio meccanico inventato per creare emozioni. Un racconto di strade dolci per lo sguardo e saliscendi faticosi, per le gambe.

 

Da Corso Italia al Quirinale

Si parte dal cuore di una metropoli di pianura (Corso Italia – il nome è già un auspicio per la carovana), per arrivare in poche pedalate ad una infilata di stradine che, districandosi tra i confini sud della città, campi, svincoli e zone industriali arrivano a Melegnano, passando per le abbazie di Chiaravalle e Viboldone; un brevissimo tratto di Via Emilia, poi di nuovo stradine lungo il Lambro, il primo approccio con la bassa lodigiana, San Zenone, Salerano, Lodi Vecchio, Lodi; quindi l’Adda verso il Po, in quella campagna dove, per dirla con le parole di Ada Negri “La terra s’allarga a misura di cielo, e non si sa dove vada a finire”.
Si passa il Po tra Castelnuovo Bocca d’Adda e S. Nazaro pedalando verso Busseto e i luoghi Verdiani, ed è musica per le nostre ruote, soprattutto la “pausa pranzo” a Roncole Verdi, poi Soragna, San Secondo, la ciclabile del Taro e l’ingresso a Parma da Baganzola, dopo 164km di infinita e bellissima pianura.

Si riparte al mattino successivo per Bologna. La “passeggiata in bicicletta” organizzata dal Touring nel 1895 ha percorso un lunghissimo tratto della via Emilia, strada storica oggi non più percorribile in bicicletta, in tranquillità. Ma un tratto significativo ci è sembrato giusto pedalarlo e così, confidando nello scarso traffico del sabato mattina presto, percorriamo la antica strada romana, fatta costruire dal console Marco Emilio Lepido, da Parma a Reggio Emilia (25km). L’accoglienza nel palazzo comunale di Reggio è delle più gentili, foto ricordo nella sala del Tricolore, con le Istituzioni cittadine, per un giusto tributo al luogo dove è nata la nostra bandiera.

Poi Scandiano, Sassuolo, Maranello, Vignola e un primo “volontario” assaggio di Appennino con la splendida, breve, ma intensa salita al Castello di Serravalle. Non necessaria nell’economia del nostro viaggio, ma bella. Discesa su Bazzano, poi ancora stradine di pianura per arrivare a Borgo Panigale e da qui in Piazza Maggiore insieme ai ciclisti bolognesi che ci verranno incontro. Poco più di 120 chilometri, con i primi 600 metri di dislivello.

Da Bologna una lunga cavalcata seguendo il falsopiano in salita del torrente Savena.

Fino a Pianoro, dove il falsopiano finisce e comincia la vera salita: Loiano, e i passi della Raticosa e della Futa, cari a Gastone Nencini. Classe 1930, da Barberino del Mugello, vincitore del Giro d’Italia nel 1957, del Tour nel 1960, abilissimo in discesa. Nel suo palmares anche un Giro dell’Appennino nel ’62, giocava in casa.

Discesone su Firenze, con la sola interruzione del duro strappo di Pratolino, sosta di contemplazione sopra il lago del Bilancino, incontro con Edita Pucinskaite che con il suo gruppo Avis-Pistoia ci accompagna fino all’arrivo. Sull’ultima colma, sosta al bar di Guido Boni. Non cercata, del tutto casuale, come casuale è stato scoprire che lui era Guido Boni, gregario di Bartali (che gli ha fatto da testimone di nozze e siccome la foto, piccola, è appesa in un angolo sperduto del bar…). Dopo questa sosta, solo il discesone, con splendida vista su Firenze, poi ingresso in città lungo la via Bolognese. Al Giardino dell’Orticoltura ci aspettano i Giovanissimi dell’Empolese e gli amici del Triathlon Firenze. Grandiosa l’accoglienza di Beppe del 4seohunt.com/www/blog.turbolento.net. Cenacolo degli Sparecchiatori alle Cascine. Poco più di 100 chilometri con 1700 metri di dislivello. Primo vero confronto con l’Appennino selvaggio-ciclistico.

Il giorno successivo uscita da Firenze in direzione sud, ci si mette sulla chiantigiana in località Grassina con dei gran nuvoloni sulla testa. Oggi sarà difficile non prenderla ed è la tappa più dura…invece….pedalando in un continuo, armonioso (per lo sguardo più che per le gambe), incantevole sali-scendi, meglio identificabile come “sali-sali-scendi-scendi-risali-risali”, esce il sole, si arriva a Siena quasi senza accorgersene. Pedalando e contemplando, con qualche chilometro di strade zitte in più, da raccontare.
Siena, foto ricordo in Piazza del Campo, poi via, ancora a sud, verso le crete, Taverne d’Arbia, Vescona, Asciano, i terribili strappi verso Chiusure sfiorando l’Abbazia di Monte Uliveto (naturalmente la strada scelta è la più impervia) Santa Lucia, San Giovanni d’Asso, Castelmuzio e infine l’apparizione di Pienza, con salita conclusiva. E’ questa la tappa più dura, 127 chilometri e 2400 metri di dislivello.

Da Pienza a Orvieto in bicicletta: sogno cicloturistico.

La Val d’Orcia, Sarteano la strada in mezzacosta della montagna di Cetona, San Casciano de Bagni, il trionfo del tufo, Acquapendente, dove gli amici di bici orvietani si uniscono alla carovana, la strada di Torre Alfina, Castel Viscardo e la vista sulla rupe di Orvieto.

Naturalmente da salirci con quel che resta delle nostre energie.
Ma il paesaggio appaga lo spirito e distoglie dalla fatica. E ci siamo, dopo 104 km e 1700 metri di dislivello.

Ci siamo, oggi si arriva a Roma. Massima puntualità, mi raccomando. Ci aspettano in Quirinale. Si lascia Orvieto in direzione Civita di Bagnoregio insediamento isolato a causa della progressiva e costante erosione della vallata circostante che rischia di far scomparire la frazione.

Poi Viterbo, il lago di Vico lungo la strada Cimina, Sutri, breve tratto di via Cassia (altra via consolare romana), Campagnano, incontro con le “eccellenti” ENDORFINE SELVAGGE (unica vera eccellenza dei tempi barbari che stiamo vivendo) Sacrofano, ingresso a Roma da Prima Porta. Difficile da trovare il percorso per la ciclabile e per Saxa Rubra, meno male che ci sono gli amici “de Roma” che sanno dove mettere le ruote.
Ci sono i vigili motociclisti che ci scortano da Saxa Rubra al Quirinale, grandioso! La via Flaminia tutta per noi, le auto tutte rigorosamente dietro alle nostre bici. Poi un inatteso tripudio di assoluta precedenza su tutto il traffico romano. Da non credere, fantastico!

Rientro in treno, col Freccia Rossa, viziati? Si, verissimo. Ma anche questo degno di nota. Venti ciclisti (alcuni sono di Roma quindi sono a casa), con venti biciclette smontate, infilate nelle regolari sacche, sparsi in 2 o 3 scompartimenti (per trovare posto a tutte le bici), addirittura in prima classe, con cena al vagone ristorante. E in 3 ore e 30 minuti si ripercorrono tutti quei chilometri che in bici ci sono voluti 6 giorni pieni. Si ripassa sotto Orvieto, ma per il resto le tracce sono diverse, profondamente diverse. Una “passeggiata” in bicicletta che lascia un segno indelebile nell’anima, nel cuore, nelle ruote.

GRANDE TOURING CLUB, GRANDE TURBOLENTO.


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