Una lunga storia d’amore.

Diciamolo subito: la mia storia ciclistica, non conosce alternative. Pedalo Cinelli da quando pedalo, e se per caso la bici su cui mi trovavo a pedalare non era Cinelli, non era mia.

Sono nata con il tatuaggio di una C alata sul cuore. La mia vita è stata costellata di Cinelli:  dalla prima, una Genius di tubi Columbus, passando per la ProEstrada e un breve flirt con il Passatore, via via fino ad arrivare alla VerybestOf, un gioiellino di tecnologia e ricerca.

E oggi c’è lei nella mia vita:  SuperStarDisk.

Per un ciclista è difficile parlare della propria bici senza diventare ridicolo agli occhi dei non-ciclisti. Perché la bici per noi non è solo un mezzo di trasporto in equilibrio instabile tra l’essere green, smart, sostenibile e risultare il più comodo, economico, veloce modo di spostarsi. La bici, per noi non è un mezzo, è il fine. Non è un oggetto, è come il cavallo per un cow boy, la compagna di banco delle medie, la ragazza dei tuoi sogni, e a volte anche l’amante. E’ una storia d’amore, lunga come la strada che si percorre insieme, fatta di rettilinei filanti, e strade piene di buche, discese mozzafiato, tornanti, falsipiani. Ma sono le salite il vero banco di prova della relazione: è’ sulle pendenze più dure che si vede la solidità di una coppia.

E se per me “ogni Cinelli è bella a mamma sua”, con questa, è vero amore.

E’ stato un un colpo di fulmine. Lei mi ha guardato di sottecchi, io l’ho studiata a lungo. Muscolosa ma sottile, agile e scattante. Con il telaio che si curva appena nel tubo orizzontale, subito prima dello sterzo. Come in un inchino, un invito alla danza, come a dire “non ti preoccupare, la strada te la spiano io”. E appena montata in sella, mi son sentita a casa. “E’ lei” ho pensato, ed è iniziato il nostro viaggio insieme.

Inseguendo i Turbo o tirando i Lenti.

Leggera e stabile, potente ma docile, di carattere, eppure disponibile a farsi guidare. Muscoli tesi, pronti ad andare, risponde veloce con ogni fibra del suo telaio in carbonio. Abbiamo iniziato con timidi preliminari, una pianura breve, noi due sole, per rompere il ghiaccio (che in effetti c’era, essendo pieno inverno), proseguendo con salite brevi, non troppo ripide. Per darci poi alla pazza gioia di itinerari lunghi, dai saliscendi infiniti delle magiche Strade Zitte di Paolo Turbolento Tagliacarne, in mezzo ad altre bici, inseguendo i “turbo” a fil di ruota, o tirando i “lenti”, incontro a panorami incredibili nella luce dorata di tramonti già dolci di primavera ma ancora freschi d’inverno. Siamo scappate in Francia, io e lei da sole, su colli alti e tortuosi, abbiamo visitato Marsiglia, sempre in coppia, pedalando contro un vento così forte da non riuscire a stare dritte. 

E oggi festeggiamo la nostra prima ricorrenza: il millesimo chilometro insieme. E’poca cosa, ma possiamo dire che abbiamo finito il rodaggio, e il bilancio è più che positivo: il mal di schiena c’è, ma nettamente in calo, l’agilità in aumento con conseguente incremento di watt, la posizione in sella così confortevole che ormai in pianura pedalo con l’impugnatura bassa regolarmente, come “quelli forti”.  Mi sento stabile e sicura anche in discesa – grazie anche alla magnifica invenzione dei freni a disco – o nei passaggi critici, zigzagando nel traffico e in mezzo ai gruppi.

E questo è solo l’inizio di una grande storia d’amore, lo sento.

Il tempo ha finalmente smesso di fare i capricci, e finchè dura possiamo darci dentro a pedalare come matte, la musica a palla nelle orecchie l’aria fresca sulla pelle, io e lei, sempre insieme, dritte verso il nostro prossimo obiettivo-sfida: la Chase the Sun che si terrà il 23 giugno, il giorno più lungo dell’anno. Inseparabili, da est a ovest, da mare a mare, dall’alba al tramonto, inseguendo il sole su e giù per gli Appennini, senza sosta, 270 chilometri da sole o 180 in staffetta, vedremo. L’importante è esserci e sentirsi bene.
Chase the Sun nun te temo, se sono con la mia SuperStar!

 

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