Ride London 100

Ride London 100 medal

Londra è una città da pedalare. Nonostante il traffico caotico, chi sa usare la bici, lo può fare con grande soddisfazione. Meglio d’estate quando non fa freddo. Non si può in effetti dire che faccia caldo, per noi abituati ai climi mediterranei. La Ride London 2015, si è svolta Domenica 2 Agosto, all’arrivo faceva caldo, al mattino presto, per arrivare in partenza ci sono voluti, oltre alla maglia, il gilet e il giacchino antivento (tolto dopo una decina di chilometri). Londra è una città immensa in cui sono concentrati circa 20.000.000 di abitanti sparsi su una superficie impressionante. Per arrivare da dove abbiamo dormito (zona sufficientemente centrale) alla griglia di partenza al Queen Elisabeth Olympia Park, ci sono voluti 17 chilometri e qualche centinaio di metri. Per uscire dalla città dal centro, più o meno in qualunque direzione ci si diriga, ci vogliono quasi 30 km.

La Ride London esce in direzione di Richmond Park dove attraverso un pesante, importante, antico cancello nero si passa dall’ambiente ancora marcatamente cittadino alla tipico country landscape inglese. Con un serpentone variopinto e infinito che fa compagnia lungo tutto il percorso.

La Ride London 100 è lunga 160km o 100 miglia, come dice il nome. Gli iscritti 2015 erano 25.564, non sappiamo se tutti sono arrivati al traguardo. Sappiamo che lungo il percorso non si è mai da soli, ma che ai drink points difficilmente si fa la coda. L’organizzazione è una macchina perfetta. Le strade sono ovunque assolutamente chiuse al traffico. Ogni minima stradina di campagna che incrocia il percorso è presidiata da minimo due adetti. E che dire dell’ingresso a Londra? in alcuni tratti si prova l’emozione che solo il pubblico dietro le transenne sa dare. Lungo il percorso non è raro vedere persone, anziani, bambini, coppie giovani e meno giovani, ragazzi e ragazze, che passano la giornata “aspettando i corridori”. Incitandoli, con urla, fischi, fischietti, maracas, applausi, brindisi, incoraggiamenti, cartelli, acqua, banane… E una volta che il serpentone comincia a passare… per ore ed ore, non finisce più. Non ti passa sotto il naso con la stessa impressionante rapidità con cui passa il plotone, numericamente misero, del Tour, del Giro o della Vuelta. Qui lo spettacolo offerto da quasi atleti, amatori e un festival di tapascioni, dura per buona parte della giornata. Uomini e donne, ma quante donne c’erano? davvero tante. E tutti/tutte pedalano con lo stesso impegno, con la stessa serena determinazione, senza alcuna velleità agonistica. Pedalano per stare bene, per arrivare al traguardo, non certo con la smania di vincere. E si creano gruppetti, ma non i trenini bestiali delle nostre gran fondo. Qui è davvero un altro mondo, come in SudAfrica alla Cape Argus. Cicloturismo sportivo, con impegno si, ma senza competere. Ne con gli altri, ne col cronometro. Una festa, una vera festa per tutti gli appassionati, veri appassionati, della bicicletta. E qui sono in 25.000, alla Cape Argus in 36.000, in Nuova Zelanda 42.000, ma perchè noi sappiamo fare solo le gran fondo con spirito da assatanati? perchè città come Firenze o ancor di più Roma non scelgono la stessa strada? invece di inseguire perverse logiche di classifiche individuali? e alla fine un bel medaglione ricordo per tutti.

PS l’iscrizione non costa poco, non regalano maglie o altri gadget. Semplicemente una organizzazione perfetta. Ineccepibile. Dal ritiro del pettorale, dove non si fa mai fila, al presidio di ogni minimo incrocio. C’è solo da guardare e imparare. E noi, qui, abbiamo sicuramente percorsi e paesaggi migliori. Molto migliori

E per finire. Ci sono anche 1250m di dislivello, ma nessuno ci fa caso.

bollo turbolento

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