le strade zitte

Le strade zitte del giro Zanazzi

Nel creare è la nostra libertà.

Quello che ignori non esiste, trovi? La fantasia per te non è realtà? Ma solo lei ci schiude mondi nuovi, nel creare è la nostra libertà. (Michael Ende – La favola dei saltimbanchi)

Il mare, rispetto alla pianura padana è a sud e in mezzo ci sono le Alpi Marittime e gli Appennini. Sia le prime, che i secondi, sono ricchi di valichi e piccole strade che, nella frenesia degli spostamenti da fine settimana, vengono…ignorati. Non esistono.

In realtà quelle stradine, quei valichi, quei boschi, quei luoghi un po’ dimenticati, quelle tante locande, cascine, ville, castelli, torrenti, piazzette, osterie, così caratteristiche dell’Appennino selvaggio, esistono eccome. Basta essere curiosi, avere la voglia di scoprire. E il girovagare esplorativo è una delle tante prerogative del muoversi in bicicletta; ad una velocità lenta ed elegante, più adatta alla scoperta contemplativa che al brutale, frenetico e noioso spostarsi, da un luogo ad un altro.

Con questo spirito e con la bicicletta, abbiamo voluto scoprire quali altre vie ci sono per raggiungere il mare, fuori dalle autostrade e dalle strade note ai più.

Sbagliando si scopre il nuovo

Basta osservare con attenzione una carta stradale, l’atlante del TCI al 200.000 è perfetto come partenza. Poi si può aumentare il dettaglio della scala. Oggi con la cartografia Garmin e le visualizzazioni in google earth, si può studiare e analizzare il territorio a tavolino, in un dettaglio inimmaginabile pochi anni fa. Ed è anche un passatempo divertente e interessante, più di molte trasmissioni TV. Si fruga nei meandri della cartografia, per capire dove va a finire quella stradina bordata di verde, si sobbalza vedendo la tripla freccina nella direzione della salita, rara; meno rare le doppie freccine, poi si esce, si esplora dal vero, si sbaglia e sbagliando si  scopre il nuovo. Nuovo per noi, perché i nativi sanno tutto e ci guardano con sufficienza. Chiedendosi e a volte chiedendoci, cosa mai troveremo in quei luoghi così sempre uguali, ripetitivi, monotoni. Ma noi siamo di passaggio e li vediamo con occhi e pensieri diversi.

Bene, guardando la carta, nel trapezio irregolare tra il Ticino, Parma, la Versilia e Genova, a colpo d’occhio ci si rende conto che solo tra le due autostrade, quella per Genova e quella della Cisa, le alternative sono parecchie. Alcune note a chi viaggia in moto, altre dedicate ormai solo alla soddisfazione del traffico locale. E proprio sulle ultime ci siamo concentrati, quelle che ci piace chiamare le strade zitte

Per noi, gente di pianura, che ci ostiniamo a lavorare e vivere in uno dei luoghi più inquinati d’Europa, l’idea del mare in bicicletta è un sogno e “il sole, è un lampo giallo al parabrise”, ma non per tutti. Da Milano, al mare di Genova e delle Cinque Terre, in bicicletta, si può pensare e fare con una certa facilità. E lo abbiamo fatto, più volte, senza mai ripetere la stessa strada.

A ritmo di pedali

Si può partire in direzione di Garlasco e proseguire verso Tortona. Si può iniziare seguendo il Naviglio fino a Pavia per poi spostarsi verso Stradella, seguendo colli e crinali spostarsi in Val Trebbia e giù fino a Chiavari. Oppure dalla Val Trebbia, passare in Val Nure, salire al Tomarlo e allo Zovallo, portandosi a Santo Stefano d’Aveto, o a Rezzoaglio, o ancora attraversare il selvatico parco dell’Aveto con i sui sterrati e il terribile passo del Ghiffi. Il Bocco per scendere a Varese Ligure e fare tutta la Val di Vara. La Val di Taro e il Passo 100 Croci, che ci ributta giù di nuovo a Verese Ligure, come lo sconosciuto passo della Cappelletta con le sue pale eoliche…..Ognuna di queste strade, a volte zittissime, a volte meno taciturne, riesce ad offrire orizzonti, paesaggi, scorci, vegetazione e pensieri diversi, mai uguali. Pensieri a ritmo di pedali.

 

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