marcoIl primo Giro.

Partirono il 13 maggio del 1909, alle 2.53, di notte. Da Milano, dal rondò di piazzale Loreto. Erano in centoventisette, a correre, a pedalare, a provarci. Sembravano minatori. Presero per viale Monza. Dopo neanche millecinquecento metri il più celebre di loro, il favorito della corsa, il Diavolo Rosso (Giovanni Gerbi, astigiano, che indossava una maglione di lana rosso) si scontrò con un carro e ci mise tre ore per riparare la bici. Quando ricominciò – furente – a mulinare, gli altri, altro che fair play, erano già a Brescia. Si arrivò, dopo 397 chilometri grazie a una ragnatela di allungatoie, a Bologna. Vinse Dario Beni, un romano, che quattro giorni prima era salito da Roma a Milano, in tre tappe, in bici, per scaldare la gamba.

Da allora, il Giro d’Italia.

Sport e spettacolo, competizione e manifestazione, geografia e storia, classifica e romanzo. Chi lo chiama “il circo d’Italia”, chi sagra, festa, tutti i giorni domenica. Le città si paralizzano, anche per colpa del traffico, perché il Giro è invadente, ingombrante. Le scuole si chiudono, ma non sempre gli studenti si aprono alla corsa e ai corridori. Però i bar sventolano “La Gazzetta dello Sport”, i negozi svolazzano di palloncini rosa, le trattorie espongono menu tutto compreso, i meno smemorati parlano di Bartali e Coppi, di Gimondi e Merckx, di Moser e Saronni, di vai-che-sei-solo, di sono-contento-di-essere-1, di ciao-mama.

Intanto c’è chi gira l’Italia dalla Vetta d’Italia a Capo Passero, chi l’attraversa soltanto sulla cornice delle Alpi (macongranpenalerecagiù), chi si accontenta di connettere il Tirreno all’Adriatico, chi si vanta di percorrerla un Po da Torino a Venezia, chi va a Roma, chi cerca e non trova la Francigena. Perché c’è il Giro d’Italia, ma c’è soprattutto l’Italia del Giro, che è quella di tutti i giri, la più nascosta, la più segreta, la più seducente, la più economica, la più vera. Una forma di resistenza che esiste, e di esistenza che resiste. Per esempio, oggi, da Catanzaro a Praia a mare (ma alcuni scrivono Praja) passando per Amantea e Guardia Piemontese Marina, che però sta in provincia di Cosenza. Fra dieci giorni da Palmanova a Cividale del Friuli toccando Attimis e arrampicandosi sul Porzus. Già i nomi, bellissimi.

Prendersi un anno sabbatico, ciclistico, gitante, volante, sudato, amato. Prendersi cura dei chilometri da fare, e non dei conti da saldare. Prendersi una borraccia, una bonaccia, una botta, una cotta, una spinta, ma con grinta. Prendersi in Giro, prendersi anche un po’ in giro.

E c’è anche chi va in giro per l’Italia (tutta) su Strade Zitte.

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