pedalare

Pedalare! J.Foot

PEDALOTECA #1
Il libro di John Foot, PEDALARE, è un romanzo storico che lega le gesta del ciclismo epico alla cronaca politica, e non solo, del periodo in cui è ambientato. 

Una storia del ciclismo, ancorata alla storia d’Italia. Dalla povertà dei ciclisti muratori, al Giro della Rinascita del ’46. Con la dettagliata descrizione della tappa di Trieste. I racconti dei protagonisti e le cronache del periodo. Fino all’odissea di Marco Pantani e all’attuale ciclismo, troppo spesso sotto processo. Interessante. Da leggere.

Il campionissimo e la locomotiva umana, l’airone, l’intramontabile e il terzo uomo, il postino e il cannibale, la maglia rosa e la maglia nera, fino al pirata. Storie di gregari, aneddoti di eroi. Racconti di uno sport che ha diviso un paese e di una grande passione che lo ha unito.

Serve una faccenda stramba come il Giro d’Italia? Certo che serve: è un caposaldo del romanticismo assediato dalle squallide forze del progresso (Dino Buzzati)

Nel 1909 sulla scia del successo del Tour de France, si corre il primo Giro d’Italia organizzato dalla “Gazzetta dello Sport”. Da allora l’Italia dei dialetti si avvia a parlare un’unica lingua e conosce uomini come Ottavio Bottecchia, il primo italiano a conquistare il Tour, che pedala per gli “schei” o il campionissimo Costante Girardengo che dà vita alla leggenda di Novi Ligure. Fiorenzo Magni, vissuto nell’epoca di due antagonisti troppo forti; Coppi e Bartali. Felice Gimondi, il cannibale Eddy Merckx, Francesco Moser, fino all’ultimo, tragico, eroe Marco Pantani. Una cosa tutti questi campioni hanno acuto in comune: condizioni sociali svantaggiate. Ciò nonostante, hanno saputo farsi strada, nel senso più letterale del termine, facendosi portatori della voglia di riscatto dell’intero Paese. Hanno saputo stimolare un giornalismo romantico e appassionato, che ha saputo trasmettere a moltissimi la passione ciclistica.
Lo storico inglese John Foot ci racconta i nostri campioni, ripercorrendo, attraverso le loro avventure,  la storia di uno sport e di un’Italia alla ricerca dell’anima. In sella all’«anticavallo» gli italiani sono andati a lavorare, a fare l’amore e la guerra, a scioperare e a portare i messaggi ai partigiani, a godere delle domeniche al mare e a riscoprire la città durante la crisi del petrolio. Per questo il “ciclismo lavoratore, quello dei poveri, delle strade fangose, degli pneumatici strappati con i denti dal cerchione di legno” (Orio Vergani) è certamente parte della nostra identità culturale.

J.Foot insegna storia contemporanea presso il Dipartimento di Italiano dello University College di Londra e vive tra Milano e la capitale britannica.