musica e biciclette

La musica nelle ruote

Pedalare è come suonare.

Una bella bici che va – canta Paolo Conte -, silenziosa velocità, sopra le distanze, le lontananze starà. Un silenzio lubrificato, roteante, fluido, anche futurista e d’artista.

Sto pedalando su una bici di fortuna, che invece cigola, stride, fischia. Difficile che una bici applauda, ma non è detta l’ultima parola, né l’ultimo suono. Però le bici, dove non raggiungono l’armonia, sono comunque musicali. Pedalare è come suonare.

Se la pedalata è rotonda, la bici è sinfonica e magari anche lirica, e la catena non si sente. Se la pedalata è quadrata, la bici è funky. Se la pedalata è di gruppo, la bici fa rap. Se la pedalata è solitaria, la bici è un cantautore. Se la pedalata è sofferta, la bici è un blues. In salita, potrebbe elevarsi a spiritual e gospel. In discesa, precipitare a boogie. A cronometro, trasformarsi in un rag. Stando sui pedali, si potrebbe fare dell’hip hop. Se la bici è in officina, niente di meglio che musica garage. La bicicletta è musica.

Chi pedala con le cuffie, si adegua a un ritmo, si adatta a un pentagramma, obbedisce a uno spartito. L’andatura – andante? andante con brio? – risponde alle percussioni. Chi pedala libero, ascolta la strada, sente la natura, ode il traffico, e così trasforma il paesaggio in note. Jazz, rock, opera: dipende.

Mi piace pensare al pedalare come al suonare. Una ricerca scientifica ha verificato che i musicisti riescono a sviluppare il cervello più di altri. Allora, dico io, anche i ciclisti. Con tutto il tempo che si passa fra accordi e clangori, fra acuti e stridori, fra scale e cigolii.

E se il cigolio non fosse della bici di fortuna, ma di un ginocchio logorato? Il vero ciclismo d’epoca è la sfida alla lombalgia e all’artrite.

Marco Pastonesi – Viva la Fuga!

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