La musica della bicicletta è adagio e adagietto, andante e andantino, allegro e allegretto, vivo e vivacissimo, presto e prestissimo, anche affrettando e precipitando, requiem compreso.

La musica della bicicletta è il naso allegro da italiano in gita di Bartali, è l’omino di ferro di Coppi che va e che va e che va, è quel grande campione di Girardengo che nessuno lo segue sullo stradone, ed è anche Pantani che si alza sui pedali come faceva quando era un bambino e dopo un po’ prendeva il volo dal cancello del giardino.

La musica della bicicletta è il freno che fischia, il pedale che cigola, la sella che gracchia, il cerchione che sibila, la catena che ronza, il telaio che crepita, il vento che spiffera, il fiato che soffia, perfino il ginocchio che scricchiola.

La musica della bicicletta è soprattutto una strada zitta, un’alzaia silenziosa, un incrocio afono, un ponte muto, una rotonda rimasta senza parole.

La musica della bicicletta è l’accordo che si crea in un tandem, la scala dei rapporti davanti e dietro, la croma di una cromatura, è coro e orchestra quando si viaggia in gruppo, è assolo quando si scatta o ci si stacca, è ritmo e armonia quando le gambe cantano, ed è chiavi, anche quelle inglesi.

La musica della bicicletta è un gregario che si chiama McCartney ma non è Paul, un velocista che si chiama Conte ma non è Paolo, un passista che si chiama Morandi ma non è Gianni, un falso campione che si chiama Armstrong ma ovviamente non era il vecchio Louis.

La musica della bicicletta non sta nelle cuffie ma nei ventricoli, non sta negli iPod ma nel Dna, non sta nelle onde ma nell’asfalto, nello sterrato, nella pista, tant’è vero che sulla pista si balla.

La musica della bicicletta comincia con un si, si comincia, continua con un do, do tutto, e finisce con un fa, ma chi me lo ha fatto fa’.

bollo turbolento

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