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La Marmotte

Un amico mi aveva detto che ci si iscrive solo alle gran fondo che non si è sicuri di concludere. Per il solito giro, magari impegnativo come quello di tanti fine settimana, perché pagare un’iscrizione e sottoporsi a una scomoda trasferta? Per noi ciclisti della domenica, la Marmotte, annoverata come una delle tre gran fondo più dure d’Europa (175 Km e 5000 m di dislivello positivo), rappresentava sicuramente una prova la cui conclusione era incerta.

Siamo arrivati all’alpe di Huez (1850 m)  la sera di venerdì, per ritirare sabato il numero per la gara di Domenica. Nell’acclimatamento di sabato si gira per gli stand osservando i ciclisti (7500) arrivati un po’ da tutto il mondo che appaiono più “garosi” che mai (snocciolano partecipazioni alle gran fondo più note e vestono magliette da Ironman forse anche di notte come pigiama!).
Di improvvisati come noi se ne vedono pochi: per Clementina è la prima gran fondo, per me la seconda (la prima, quella di Selvino, l’ho conclusa molti anni fa sul mezzo scopa). C’è tensione, paura di non farcela e attento studio delle vie di fuga (solo il mezzo scopa).

Ma è finalmente Domenica e pedalando l’ansia si scioglie magicamente. Si raggiunge Bourg d’Oisans scendendo i celebri tornanti dell’alpe d’Huez vestiti il più possibile (alla partenza si può lasciare il surplus di vestiti all’organizzazione). Noi abbiamo incontrato una giornata fredda, ma il tempo nelle precedenti edizioni è stato il più vario, con edizioni caratterizzate da ritiri per il troppo calore a fondo valle. Il consiglio è di portarsi tutto l’abbigliamento, dal più leggero all’invernale e poi decidere in funzione delle previsioni.

Si parte a scaglioni; noi nell’ultimo ci mettiamo nella scia di un gruppo di inglesi molto regolari e precisi nel segnalare le poche irregolarità dell’asfalto. Poi dal bacino del Barrage du Verney inizia la prima salita della giornata, il Col du Glandon. E una salita che alterna alcuni brevi tratti al 13 % con due tratti in discesa. Lo scenario è severo e stupendo. Noi siamo saliti tra basse nubi: ricordo l’imponenza delle pareti che costeggiano la strada e la soddisfazione di quando si raggiunge l’altopiano finale che porta alla Croix de Fer. Circa 1200 metri di dislivello in 27 Km, ben segnalati (è segnato il chilometraggio alla Croix de Fer che dista 2.5 Km dal bivio per la vetta del Glandon).
In cima ci si può rifocillare e forse è il posto (in cima o lungo la discesa) dove potete farlo con più calma (se siete garosi) perché la discesa non è cronometrata. La discesa va fatta con prudenza, sfruttando le accurate segnalazioni da parte dell’organizzazione dei tornanti più pericolosi.

Arrivati a fondovalle inizia l’unico tratto relativamente brutto della giornata che, costeggiando l’autostrada per il Frejus, vi porta fino a Saint Michel de Maurienne. Testa bassa e con una buona scia cercate di arrivare meno stanchi possibile al piatto forte della giornata (1933 m in 37 Km): la salita al Galibier (2623 m) via col du Télégraphe.
E’ una salita eternamente lunga, mai impossibile come pendenze (7-8%) ma che nei tre chilometri finali comincia a fare qualche vittima. Chi è arrivato sovrappeso alla gara sta seduto sul bordo della strada a recuperare energie. Chi sente i muscoli di legno fa qualche passo a piedi spingendo la bicicletta. In qualche modo si arriva tutti in vetta, da dove inizia una delle più lunghe, 50 Km, e belle discese che si possano immaginare. Finalmente con il sole, i ghiacciai circostanti sembrano ricordarti che hai scalato uno dei colli più famosi della storia del ciclismo e del Tour de France.

E così si ritorna a Bourg d’Oisans dove il cancello delle 18.15 (partiti alle 9) ci esclude per poco dalla classifica finale. Si poteva farcela con delle discese più veloci o con qualche selfie in meno in cima ai passi ma la felicità di aver chiuso l’anello (3800 mt di dislivello e 165 km) è già una conquista. Clementina, ancora alle prime armi in fatto di psicologia del ciclista, si fa tentare da un comodo bus (se ne pentirà per tutta la vita). Io rifocillato e sfinito risalgo in bici e con qualche sparuto e tenace compagno, affronto i 12 Km finali per l’alpe d’Huez: micidiali i primi due km al 10-11%, piacevoli i tornanti piatti in cui ci si riposa.  Clementina è andata a prendere le maglie ricordo che per scaramanzia non avevamo voluto acquistare prima della partenza.

Le vestiremo con l’orgoglio di aver fatto, ciclisti della domenica, un’impresa eroica in proporzione alle nostre forze in un contesto naturale imponente e indimenticabile. Da non perdere.

Guido e Clementina, ciclisti Turbolenti.

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