marcoLa foresta di Arenberg è un’Appia Antica in quella Francia che sa di Belgio, per via delle miniere e dei minatori, e c’è una strada, diritta e lastricata, dove le ruote rischiano di incastrarsi fra le pietre e di catapultare chi pedala. Bisognerebbe impugnare il manubrio come se fosse un vassoio, arrotondare la pedalata, e galleggiare. Invece, la bici come una lavatrice, programma centrifuga. E’ la Parigi-Roubaix.

Il Poggio è una deviazione obbligatoria, una salita imprevista, una discesa precipitosa, un luogo sacro, un tempo infinito, un valore aggiunto, una difficoltà supplementare. Con il nostro passo, è una salita che ha una sua storia compiuta, le terrazze sul mare, i tornanti fra gli ulivi, le case e un campanile a ricordare che anche lì esiste una vita normale, quotidiana. Si dovrebbe rilanciare l’azione, pensa te, dove gli altri tirano il fiato. E’ la Milano-Sanremo.

Il muro di Grammont è un calvario di porfidi, un sentiero di fedeli o forse soltanto turisti, un pellegrinaggio di uomini e donne in bicicletta, ricchi di consonanti, ricchi anche di voglia di stringere i denti, come se non bastasse quello che offre l’esistenza di tutti i giorni, ma ci volesse anche questo sforzo in più. In cima al muro c’è la chiesa, più una cappella che una chiesa, ma abbastanza per sentirsi quasi nell’alto dei cieli. Si va su in apnea, come se fosse la fine del mondo, come se ci fosse una via di uscita. E’ il Giro delle Fiandre.

Il Monte Sante Marie non suona solo come un errore grammaticale, ma dovreste sentire anche come suona e risuona di ferraglia ciclistica e di muggiti umani, perché sembra il greto di un torrente, polvere d’estate e fango d’inverno, e sassi, sassi tondi e arrotondati, sassi aguzzi e assassini, sassi frantumati e sbriciolati, sassi appiattiti e pressati, sassi con l’accento toscano. Culo sulla sella, è fondamentale. E’, e anche questo può suonare come un errore grammaticale, la Strade Bianche.

E il Ghisallo è un ascensore sul lago (Lago di Como, ramo di Lecco), è un corso di storia, ma anche una lezione di geografia, è una chiesetta e un museo, ma anche un bar e un ristorante, è il versante nobile e glorioso, ma anche quello popolare e dignitoso, è una via classica, alta e prealpina. Gratifica, valorizza, significa. E’ il Giro di Lombardia.

Pedaliamo tutti davanti alla tv, pedaliamo a visioni e sogni, pedaliamo a memoria e ricordi, pedaliamo fra capitani e gregari, staffette della polizia e moto dei radiocronisti, ammiraglie e camion-scopa. La nostra stagione, il nostro calendario, le nostre corse. E se non abbiamo su il dorsale, se non compariamo nella lista dei partenti né nell’ordine degli arrivati, amen.

bollo turbolento

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