rimettiamolo in pista

1935 – 2015 il Velodromo Vigorelli compie ottantanni

La pista è lunga 397,7 metri, larga 7,50, ha una pendenza massima in curva di 42°, ed è rivestita con 72 chilometri di listarelle di pino di Svezia. Sorge sulle macerie del Velodromo Sempione, quello in via Giovanni da Procida, questo in via Arona, nella Milano che i vecchi chiamavano “borgh di scigolatt”, il borgo dei cipollari, degli ortolani, la vecchia Fiera campionaria. La pista viene inaugurata in trasferta, a Roma, innalzata allo stadio del partito, l’attuale Flaminio, per i Mondiali del 1932, poi rispedita a Milano. Quando i geometri si accorgono che nell’incavo di via Arona la pista non c’entra, anche se per poco, pochissimo, un niente, si trova la soluzione: svuotare il parterre di tanti metri cubi di terra, dividere le due curve e ricucirle. L’inaugurazione il 28 ottobre 1935: ottant’anni fa.

E’ il Vigorelli: “bello come un violino di Stradivari” (Anteo Carapezzi, direttore del velodromo), “elegante quanto un transatlantico” (Mario Fossati, giornalista e scrittore), “la Scala del ciclismo” (da lì in poi, tutti).

Vigorelli è Giuseppe Vigorelli, milanese, classe 1875. Corridore, prima, e industriale, poi. Nel 1895 Giuseppe Vigorelli corre nel Cielodromo, anello milanese – all’aperto – su corso Sempione. Vigorelli è uno specialista delle gare a traguardi e a handicap, e corre per la società polisportiva Forza e Coraggio, specializzata in ginnastica artistica: pane e acqua per le gambe, forza e coraggio per il morale. Poi Vigorelli viene assunto dalla Prinetti e Stucchi, dalla Franchi, anche dalla Bianchi come responsabile delle vendite, è sindaco di Garbagnate, infine assessore comunale a Palazzo Marino, e come assessore vuole, pretende, esige il nuovo velodromo, poi progettato dall’architetto tedesco Schurmann, realizzato dalla Carpenteria Bonfiglio per conto del Comune di Milano, e sponsorizzato dalla “Gazzetta dello Sport”. Siccome l’anima di questa pista è lui, Vigorelli, sarà sempre “il Vigorelli”, anche quando sarà dedicato al suo figlio più stretto, al suo protagonista più illustre, sette volte campione del mondo della velocità, Antonio Maspes.

Il Vigorelli diventa il Taj Mahal delle biciclette, il Colosseo del Novecento, il Madison Square Garden di Milano. Storia di sport e spettacolo. Dal record dell’ora di Fausto Coppi con caschetto di gomma (7 novembre 1942) al concerto dei Beatles con caschetto di capelli (24 giugno 1965), attraverso i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e la nevicata del 1985, fino ai peggiori dei mali, l’ignoranza, la trascuratezza, la dimenticanza.

Il Vigorelli ha ottant’anni, e li dimostra tutti. Ma risorgerà. Il restauro, o la resurrezione, o la rinascita, è stato affidata dal Comune di Milano, per conto di Citylife e Coni Servizi, all’ingegnere Aldo Galbiati.

Poi, per campare, il Vigorelli avrà bisogno di voglie e idee. A due ruote.

Marco Pastonesi

Che legame c’è tra lo Stelvio e il Velodromo Vigorelli? leggi di più

Il parquet del Vigorelli

Il parquet del Vigorelli

 

Pin It on Pinterest