Avete mai pensato alle Fiandre in bici? leggete la nostra esperienzaCase corporazioni

Atterriamo a Bruxelles e in un attimo siamo sul Van che ci porta a Gent o Ghent o Gand e arcaicamente persino Guanto, la prima tappa del nostro piccolo grande viaggio. A dire il vero lì l’aria non è ancora tiepida, e non profuma di primavera, no.

E’ frizzante, e punzecchia le estremità, ancora scoperte. Ma ha l’odore fresco e denso dell’acqua, che intarsia con i suoi fiumi e I suoi canali questa bellissima città, come un merletto grigio- verde. Il sole, un po’ ritroso, si fa vedere solo a tratti, puntando sulle case, sui monumenti o sulle interminabili distese verdi i suoi raggi che bucano le nubi come lunghe dita d’oro.

E il cielo è grigio, ma di mille sfumature, e non sta fermo un attimo.

Cambia forma e colori e densità in continuazione, mutando ogni momento anche il tono del territorio sottostante, in un ipnotico gioco di luci.S Nicola

Appena fuori dall’albergo incontriamo colui che ci condurrà a visitare Gent, Guy, un simpatico signore autoctono, innamorato della sua città di cui conosce ogni pietra, ogni angolo e ogni pagina di storia, ma ancor più dell’Italia, e che parla un italiano forbito da gentiluomo d’altri tempi, arrotondato da una erra molto francese. Guido la Guida, così si auto-nomina in onore nostro, ci accompagna subito a ritirare le bici prenotate dall’Italia, delle classiche, comode city-bike dall’aria solida, molto pratiche da manovrare. E intanto, non la smette un attimo di parlare, di mostrarcCielo prosciuttii scorci, di accennare episodi, di contestualizzare momenti storici.

Scopriamo così che la bellezza mozzafiato di questa città ha origini antichissime, e che ha vissuto momenti di grandeur, nel 1500 era la seconda città europea per dimensione e popolazione. (foto)

Ammiriamo il Castello dei Conti di Fiandra fatto costruire da Filippo d’Alsazia nel 1180, e le Case delle Corporazioni, che per secoli hanno garantito alla città una grande ricchezza, una più bella e pittoresca dell’altra, da quella dei tessuti a quella del grano la più antica di tutte, costruita interamente in pietra arenaria e ora sede di un ristorante molto cool.

E poi ci perdiamo pedalando, ancora cauti, tra monumenti gotici e angoli così suggestivi da suscitare escamazioni e gridolini da gita scolastica, sui ponticelli in pietra, di cui il più memorabile è quello dedicato a San Michele, con tanto di scultura che lo rappresenta

e dal quale si può ammirare tutta la parte antica di Gent, con l’infilata delle tre torri, di San Bavone, di Beffroi e della Cattedrale di San Nicola, dedicata, ci dice Guido con aria divertita, proprio a San Nicola di Bari.

Ma la grande sorpresa è riservata al palato. Certo, finchè si tratta di birra e patatine, entrambe buonissime, o di cioccolato, che manca poco che assurga a vero e proprio simbolo del Belgio, non ci si stupisce poi tanto, è un po’ come scoprire che in italia fanno bene la pizza. E’ tutto il resto che lascia letteralmente a bocca aperta.

Infatti, devo confessare che riguardo a cibo e vino, da buona italiana, non avevo grandi aspettative e invece, pare che Gent sia la capitale gastronomica delle Fiandre. Titolo assai meritato come anche la mia bilancia può confermare.Oidonc

Per cominciare, prendiamo un aperitivo al mercato della carne, che ci accoglie al suo interno con un sontuoso “cielo di prosciutti” e ci scalda dopo la nostra pedalata tardiva con un bicchiere di RoomeR, un liquore fatto coi fiori di sambuco, e ricchi stuzzichini di prociutto (uno di quelli che pendeva dal cielo), salami e formaggi molto particolari corroborati da un tocco senape di Gent, assai forte. Uscendo però, ci imbattiamo nel chiosco di Philip, il più famoso della città in fatto di patatine fritte. e come si fa a non assaggiarle….

snodi 3Continuiamo poi in un delizioso ristorante della città vecchia e non ci facciamo sfuggire neanche un piatto tipico, chi prende il Gentse Stoverij, un morbido stracotto brasato nella birra rossa, con aggiunta di senape e timo, chi invece prova il Ghent Waterzooi uno stufato di pollo molto avvolgente e chi ama il rischio e ordina I gamberi Diabolic, davvero piccanti (io). Il tutto – ovvio, no? – abbondantemente circondato dalle immancabili patatine e annaffiato da vino e birra a volontà.

Nonostante le libagioni, la mattina ci trova pieni di energia e di voglia di esplorare, e montiamo in sella per andare, al seguito di Stijn e del suo assistente Robin (Sten è stato immediatamente ribattezzato Batman, ovvio) alla volta di Denze attraverso la famosa organizzazione “Nodi delle Fiandre“ (traduzione letterale questa ma credo che il significato sarebbe meglio spiegato da “snodi”)

CampagnaI Nodi altro non sono che un’enorme rete di piste ciclabili contrassegnate da numeri che collegano migliaia di chilometri . Se si desidera praticare il cicloturismo, non bisogna far altro che cercare questa rete su internet http://www.groteroutepaden.be/, comporre la propria sequenza di nodi, di numeri cioè che indicano le strade da prendere, e cominciare a pedalare seguendola. Ma noi, in realtà ci siamo lasciati condurre da Sten-Batman (che aveva sulla canna della bici un post-it con l’intera sequenza) e Robin, concedendoci il lusso di rilassarci e perderci dentro quel panorama così…..fiammingo, lasciandoci portare fuori dalla fila di case ancora cittadine ma con più verde, dai corsi d’acqua che sembrano muoversi allo stesso passo dei cicloturisti, molto lentamente, e ci accompagnano quasi dappertutto,.

E poi le case pian piano diventano più campagnole, di mattoni rossi e tetti aguzzi e siepi e cespugli all’ingresso a far da maggiordomi finchè di colpo spariscono e resta solo acqua eterra e verde di un centinaio di sfumature.

Arriviamo di questo passo al Castello di Ooidonk. Un castello enorme, bellissimo, assolutamente integro. Il tipico castello delle fiabe, e delle Fiandre, ovviamente, fortificato e costruito sull’acqua, con il classico fossato che gli gira attorno e il ponte levatoio. La verità è che si può vedere solo da fuori, perchè è abitato dai proprietari. Il fatto che una famiglia viva al giorno d’oggi in un posto simile, ci fa passare una buona mezz’ora tra stupore, ilarità, battute e apprezzamenti.

BirraComunque, ridendo e scherzando, pedalando di nodo in nodo (ne avremo cambiati una trentina) anche con qualche piccolissimo incidente, tipo la caduta di una catena, prontamente risolto dall’efficiente Robin, si è fatta l’ora di pranzo, e felicemente stanchi e un po’ infreddoliti, entriamo in un ristorante che ci accoglie con un fuoco scoppiettantFillierse, una cantina da far invidia alla Toscana e un menu davvero buono, dove ci rifocilliamo pienamente e in breve siamo pronti per ripartire.

Dopo qualche ora di pedalata leggera, già abbastanza satolli, approdiamo nell’Antica Distilleria Filliers, dove apprendiamo l’arte di distillare e insaporire il ginepro in un liquore così versatile che ne proviamo almeno 6 varianti diverse, inclusa una specie di vov che mi conquista completamente e contemporaneamente mi dà il colpo di grazia. Credete che sia finita? No, la tappa successiva è una birreria super artigianale, dove un bizzarro incrocio tra Jon Belushi e Doc di Ritorno al Futuro ci illustra il processo di macerazione, fermentazione e via via arriviamo naturalmente alla fase in cui la birra si trova in bottiglia e anche in frigo, pronta da bere. E a una

birra artigianale fresca al punto giusto si può forse dire di no? anche qui, le varietà non mancano e nemmeno gli assaggi. Sono una più particolare e intrigante dell’altra, ma quella che ci conquista tutti è la Birra della Vergine, che ha un fiore di luppolo in ogni bottiglia.

Il nostro anfitrione ci mostra come si apre: prima, sollevando appena appena il tappo in modo da far uscire un po’ di gas, e il fiore sale, e quando si toglie il tappo, lCampagnaetteralmente “sboccia” fuori dal collo della bottiglia. E’ stato davvero bello assistervi,così bello che alla fine il tavolo era pieno di fiori, e bottiglie vuote.

CaminettoMa ormai il più era fatto, eravamo alla fine della nostra giornata. Siamo andati alla stazione di Deinze per proseguire il nostro viaggio alla volta di Kortrijk in treno. Prima però abbiamo posteggiato le Bici nell’apposito posteggio, chiuso, coperto e protetto. Di una modernità che a un dipendente ferroviario italiano potrebbe apparire come un’astronave

Dopo pochi minuti di treno, arriviamo a Kortrijk dove ci accoglie un Park Hotel meraviglioso, con la sua SPA – in cui noi e i nostri muscoli “lavorati” durante la giornata, troviamo il meritato riposo – e con il suo acclamatissimo Ristorante Gourmet, che di nuovo, ci rifocilla con ogni tipo di prelibatezze, foi-gras incluso. Domenica mattina, ci rimettiamo in movimento per l’ultima fatica: si torna a Gent e di lì a Bruxelles e poi a casa. Ci accompagna un cielo volubile e mutevole, in cui il sole fa visite sporadiche ma spettacolari, da Guest Star.

Percorriamo altri nodi oggi, in un percorso più breve che ci porta direttamente verso Gent, ma non per questo meno vario e suggestivo. Arriviamo anche a una sorta di anello, di circonvallazione (ciclistica, per carità!) attorno a un laghetto, molto frequentata dai ciclisti da corsa, che ci sorpassano a frotte a folli velocità producendo un ronzio da falene. Unica sosta della giornata, nella più famosa cioccolateria artigianale di tutte le Fiandre, dove la qualità, assoluta, dei materiali e delle lavorazioni sposa il senso del bello, producendo vere e proprie opera d’arte, meravigliose sculture di cioccolato muticolori. Come l’uovo fatto ad hoc per la Gent-Wevelgem.
Kortrijk

Così, con il nostro bagaglio intrinseco di ricordi, zuccheri e endorfine, chiudiamo il nostro viaggio in bellezza (e bontà). Un viaggio che seppur breve, ha veramente appagato tUovoutti I nostri sensi. E ci ripromettiamo di tornarci, magari d’estate, per vedere questa bella signora aristocratica vestita di altri colori e profumi.

E da lunedì, dieta.

 

 

 

Alberta Turbolenta Schiatti, creativa sempre in sella, a volte turbo, più spesso lenta, comunque contenta del proprio equilibrio instabile.

 

 

 

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