Bootleg Hobo

Bootleg Hobo, presentazione all’UpCycle cafè Milano

Turbolento è il punto di incontro tra la velocità e la lentezza, l’istinto e la ragione, la poesia e la matematica. Ma più che essere veloci o lenti sui pedali, ciò che conta è l’irrequietezza mentale. Carpe diem noctem quoque.

Cogli l’attimo che fugge, è una interpretazione riduttiva dell’ode di Orazio. Lo spirito è molto più energico. Afferra il giorno,
stringilo, spremilo non lasciarti sfuggire nemmeno un attimo dell’oggi e non lasciarti distrarre dal domani. Mentre parliamo il tempo sarà già fuggito. Vivi il presente. Non ti preoccupare del futuro e affrontalo al momento opportuno. Il presente è quel che siamo. In futuro saremo, ciò che sapremo essere.

Hobo è un’anima irrequieta e vagabonda, uno stile di vita semplice e nomade, votato all’avventura e al momento che si sta vivendo, senza preoccuparsi del futuro.
La cultura hobo, o meglio contro-cultura, nasce da persone senza fissa dimora, precarie ancor prima che si inventasse il precariato. Nella vasta e variegata massa di lavoratori stagionali, vagabondi, disoccupati, in taluni casi gli ultimi cercatori d’oro e viaggiatori clandestini che si muovevano sui lentissimi treni merci (periodo delle origini), gli hobo si distinguono per la “volontarietà” della loro scelta esistenziale nomade, libera e di quotidiana avventura. Wandering experience.

I vagabondi sono oggetto di indignazione e di diffidenza mediatica e popolare venendo genericamente additati come criminali. Il fenomeno del vagabondaggio, vissuto come un vero e proprio allarme sociale e come sintomo di “disgregazione morale”, diventa oggetto anche di leggi dure. I vagabondi vengono additati con “superficialità borghese” come disadattati
Ridimensionato il fenomeno del vagabondaggio endemico degli anni della crisi economica, la cultura hobo si stabilizza e diventa in qualche modo più consapevole acquisendo un taglio più romantico ed idealista, accentuando gli aspetti dell’individualismo anarchico, del gusto per l’avventura e di un certo esistenzialismo poetico e “torbido”.

L’etica hobo, tende quindi a distinguersi da vagabondi, disoccupati, ladruncoli e criminali, è un’etica di libertà, non rifiuta il lavoro, rifiuta lo schiavismo, condannando sia la violenza che il furto. La letteratura hobo, sedimentatasi nel tempo come un insieme caratteristico di valori ed anche di linguaggi particolari, emerge con gli scrittori ed i cantautori degli anni cinquanta e della beat generation come Jack Kerouac.

Forza divulgativa hobo, sono prima gli scrittori, poi i cantautori.

Successivamente (preliminare al movimento hippie) le fila sono rimpolpate da nuovi “praticanti”, spiriti irrequieti in cerca di nuove libertà, fuori dai canoni e dalla cultura prevalente del momento. Poeti avventurieri.

Non è certa l’origine del nome, tra le più accreditate l’unione delle iniziali di homeward bound (di ritorno a casa), ma anche dal tipico saluto dei lavoratori delle ferrovie statali americane ho-beau. Si percepisce dunque il legame con il vagabondaggio come esperienza romantica. Capostipiti della letteratura hobo sono “il richiamo della foresta” di Jack London e “sulla strada” di Jack Kerouac (curioso il fatto che nessuno dei due si chiamasse veramente Jack, ma abbiano scelto lo stesso nome d’arte).

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bollo turbolento

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