Nemo, mia Nemo!

Nemo. Maschile o femminile? Il telaio è sicuramente maschio. Ma una bicicletta con telaio Nemo?…in fondo non credo sia così importante. L’importante è essere insieme io e lei, la mia bicicletta con il telaio in acciaio Columbus Nemo.

Il 17 luglio scorso ho scritto il post “Nemo, come te non c’è nessuna”. Entusiasta delle prime prestazioni della nuova bicicletta. Oggi ritorno a parlarne con lo stesso entusiasmo. Non so quanti chilometri abbiamo percorso da allora. Tenuto conto che ogni tanto esco con la Zydeco, direi che 3.000-4.000 li abbiamo fatti. Tutti.

Acciaio! Assolutamente Acciaio! Ancora Acciaio! ne sono più che convinto. Una precisazione va fatta: ho sessantatré anni, sono ormai un ultra sixty come dicono i miei figli e certamente le mie performance sportive non sono quelle di una volta. Ho migliorato la resistenza, tengo meglio la lunga distanza, ma scatti e prestazioni in salita, sono “diversi”.

Dico questo in quanto ora tendo a privilegiare il comfort e la regolarità di marcia, rispetto allo scatto di potenza. L’acciaio, a mio modesto parere, è molto confortevole e dal punto di vista delle prestazioni, mi sembra altrettanto valido. Nella inesorabilità di una progressione non ha nulla, assolutamente nulla in meno rispetto al carbonio. Forse sul primo spunto di uno scatto, la immediata reattività del carbonio risulta vincente. Siccome però non è nelle mie corde primeggiare nelle granfondo, o altre corse in linea, a me va benissimo così. E aggiungo quello che diceva uno storico artigiano telaista “il tubo di acciaio buono, quando lo tagli, canta!”

E la mia Nemo in pianura, in salita, in discesa porta con se quel canto. E pare di sentirla. Quasi come il dolce suono della fisarmonica di Stradella, che è quella città dove tutte le amiche son nate…(P.Conte).

E mi piace ascoltarla sulle Strade Zitte, strade minime e silenziose dove ogni bicicletta degna di questo nome, parla a chi la guida.

La dove le altre parlano la Cinelli Nemo canta. Io credo che ciò avvenga per due valide ragioni. Per via di quell’anima di acciaio e perché è una Cinelli.

Non me ne vogliate, ma per me le Cinelli hanno qualcosa in più. Non tutti le apprezzano, non tutti le conoscono. Ma chi le conosce, le apprezza e in genere ha un approccio speciale col ciclismo, la bicicletta, la strada. E’ una community dentro la community del ciclismo. Una nicchia? può darsi. Tant’è.

Tubi, medaglie, compassi.

Che cosa hanno in comune tubi d’acciaio, medaglie e compassi d’oro? o nomi come Lemond, Hinault, Fignon, Chiappucci, Amstrong, Cipollini, Steve Jobs, Eric Clapton, Alain Prost, Gianna Nannini e Linus? Tutti hanno qualcosa di Cinelli che li unisce. E sicuramente ho dimenticato qualcosa e qualcuno.

Innovazione, design, competizione, stile, funzione, grafica, emozione, sono le parole chiave che accompagnano il marchio Cinelli. Apprezzato, disprezzato, stimato, discusso, capito o non capito. In Cinelli sono passati moltissimi degli attuali addetti ai lavori del settore ciclistico italiano. Forse anche per questo esiste un così forte sentimento di reale affetto nei confronti di questo storico marchio, nato nel 1948.

Credo che Cinelli abbia saputo negli anni costruire una storia, diversa, creativa, simbolica, culturale e sognante. Con divagazioni in termini di comunicazione, design, arte, certamente uniche. Cinelli ha saputo unire l’ingegneria (ciclistica) alla fantasia, all’arte, alla poesia della vita. In modo unico, esemplare, nobile, imperturbabile. Troppo? troppo di nicchia? forse si, ma è nelle nicchie il sale della vita.

In ogni bicicletta o accessorio che Cinelli ha creato e prodotto c’è idea, anima, passione, innovazione. Dalla curva Tempo agli Spinaci, dal Rampichino al Passatore, dalla Laser al nastro manubrio con dentro il sughero, dal triathlon degli esordi all’endurance, dalla regina delle biciclette musicali (Bootleg), alla Quo Vadis, antesignana delle bici nate per viaggiare. L’orientamento è sempre stato verso la diversità innovativa.

E ora? ora in mezzo ad un tripudio di carbonio rispunta l’acciaio. Dall’intramontabile classico della Supercorsa, all’invincibile inox della XCR, alla bellissima Nemo (menzione d’onore ADI Compasso d’oro 2017). Sezione oversize per ridurre gli spessori. Perfetto equilibrio di elasticità, rigidità, reattività, comfort. Prestazione ed emozione. Con grande soddisfazione.

Tra sport e moda, Chase the Sun.

Al di la di tutto ciò Cinelli è un marchio italiano a cui voler bene, che merita affezione e rispetto per tutto quello che ha ideato e realizzato nel ciclismo italiano e internazionale.  Con idee nuove e spesso di grande successo.

Nemo è, a mio avviso, la bicicletta ideale per affrontare la Chase the Sun. Lo dico per più di una valida ragione.
L’acciaio è innovativo e romantico, proprio come la Chase the Sun, una formula di corsa nuova, bellissima, romantica.
L’acciaio si lascia condurre, proprio come ogni partecipante alla Chase the Sun si lascerà condurre dalla piacevolezza dei luoghi (lo dice Giacomo Pellizzari nel suo post).
L’acciaio ha un’anima, uno spirito, come lo spirito diverso che si respira alla Chase the Sun, ad iniziare dalla cena adriatica e conviviale del venerdì sera, fino al bagno tirrenico in arrivo.

In sintesi Nemo consente una “inesorabile” e confortevole regolarità nelle andature di pianura. Soprattutto sulla lunga distanza. Una forte tenacità e resistenza in salita. Ottima conducibilità e stabilità in discesa. Una macchina perfetta. Se poi è rossa, ancora di più!